Questo blog ormai fa le bizze…

…Da novembre 2011 mi sono trasferito qui.

I tre anni precedenti li ho passati qui.

Buona lettura… se ritenete che ne valga la pena!

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Partire, tornare, ripartire…

Due mesi di assenza da queste pagine. I post di giugno, come se non li avessi scritti. Nel frattempo: ho studiato per un concorso interno (che ho passato), ho scritto un articolo sull’utilità del latino nella scuola del terzo millennio, ho passato un week-end a Venezia, ho partecipato ad un convegno sulle intelligenze multiple, sono stato in vacanza una settimana in Olanda. Non ho frequentato la blogosfera. Un po’ me ne rammarico. Per gli amici, soprattutto.

…ripartire…

Mi sono messo d’impegno, stasera. Mi sono detto: “rinfresco un po’ il template, cambio qualcosina, aggiungo un po’ di foto dell’Olanda…” ed invece eccomi qua a scavolarmi perché non capisco come mai InternetExplorer mi fa vedere i commenti e MozillaFirefox no…

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Senza commenti

Notizia rinfrescante, nell’afa odierna. Magari nessuno la leggerà ma è significativo che scenda in campo una rivista abbastanza autorevole. Chissà se qualcuno aprirà gli occhi.

(Spiace notare che mr. Splinder ha eliminato il link inserendo uno strano numero javascript. Non ho colpa, cercherò di rimediare)

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Intelligenza pratica

 Ho seguito un workshop sulle intelligenze multiple. Interessantissimo. Anche perché ho scoperto un’attività pratica molto utile in ambito didattico. Si tratta di trasferire sul concreto idee astratte oppure, più semplicemente, trovare nella vita quotidiana degli esempi ‘pratici’ tratti da opere di fantasia. Ad esempio: prendiamo una canzone di Fabrizio de André, a sua volta tratta dalla Spoon River Anthology. La canzone è Un giudice. 

A voi il resto.

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Curiosità

Mi è capitato fra le mani il “modello ISFOL delle competenze trasversali”. Chi vuole può andarlo a vedere qui. Prestare attenzione alla penultima pagina, e riflettere su se stessi. Commenti in pvt, per la privacy, grazie.

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Sono bravissimo

Questa affermazione mi viene spontanea quando considero la quantità di cose che NON so fare. Sono bravissimo nel NON saper fare.

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Le termiti (no, non le isole, quelle sono le Tremiti –dette anche Diomedee: tutt’altra cosa) sono insetti che con le loro robuste mandibole frantumano la massa legnosa e se ne nutrono.

Non so quante ne ho in testa.

Da ciò si intuisce : ormai il mio cervello è una massa legnosa e attualmente sta ospitando degli insetti che, nel loro piccolo, contribuiscono a mantenere bene l’ecosistema terrestre, di cui anch’io, modestamente ed immeritatamente, faccio parte.

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Maggio 1968 – parte terza

Non se ne è fatto nulla. La prossima fine della scuola e l’inizio delle vacanze ci avrebbero diviso per qualche mese. A me è successo che sono stato rimandato in due materie: mi sono giocato l’estate e le probabili (solo sognate se non agognate, più che altro) avventure.

L’anno precedente i miei avevano deciso di andare per la prima volta in una località turistica dell’alto Adriatico e ci eravamo trovati così bene da riprometterci di andare anche l’anno successivo, appunto. Io mi ero inserito in una bella compagnia, la sera ci si trovava nelle ‘rotonde sul mare’ ad ascoltare -da fuori- la musica (c’era un complesso che suonava parecchi lenti ma poi si concedeva qualche uscita nel primo pop. E’ qui che ascoltai per la prima volta le canzoni dei Cream di Eric Clapton suonate dal vivo dalle band che venivano a ‘fare la stagione’ al mare). Un conogelato, o lo ‘stecco’, qualche bibita e tanta voglia di divertirsi insieme. C’era anche una ragazzina di Padova con la quale avevo iniziato una fitta corrispondenza…

Insomma, l’estate del 1968 l’ho passata in città: qualche bagno nella nuovissima piscina scoperta, qualche giro in bici; qualche sera, con i pochi rimasti, un paio d’ore a chiacchierare. Unica uscita, un fine settimana a trovare i nonni a Venezia. Non so se attribuire ciò che mi è successo al caso o ad una scelta precisa di mio padre: sabato mattina, me lo ricordo benissimo, facevamo una passeggiata dall’Accademia a San Marco. Giunti vicino a campo Manin mio padre dice testualmente “Chissà se c’è ancora quella libreria dell’usato che frequentavo da giovane” e mi porta in una calletta nascosta, (calle della Màndola, per i veneziani), dove trovo un negozio con la mercanzia disposta in un finto (?) disordine. Solo che erano libri impolverati, vecchie edizioni magari un po’ rovinate, qualche libro dell’Ottocento. Rovistando qua e là l’occhio mi cade su un autore di cui avevo da poco sentito parlare: Cesare Pavese. Per farla breve, mio padre mi compra quasi tutta l’opera dell’autore piemontese. Anni dopo, in una delle tipiche discussioni generazionali fra figlio e padre, si lamentò di quel fatto, dicendo apertamente che ero stato rovinato dalla lettura di quei libri. Non si era accorto, invece, che fra i libri che avevo preso si trovavano delle vere e proprie bombe ad orologeria: Kerouac, Ginsberg, Burroughs…

La politica… sempre lontana

Insomma, l’estate del 1968 fu per me una scoperta. Non certo quella che avevo vagheggiato, densa comunque di importanti cambiamenti.

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