Morale…
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 27 novembre 2007
Oggi, chiacchierando con un’amica che afferma di non voler aprire un suo blog perché ha paura di denudarsi (parole sue), e fra le altre cose apprezza il mio per la sua *leggerezza* (l’ho ovviamente ringraziata per il complimento, senza approfondire), ho fatto un altro pensiero *leggero*.
{chissà quanti si adombreranno, per ciò che sto per dire….}
Quei blogger che -a detta della mia amica- si servono dello strumento blog per denudarsi, cioè mettere a nudo il loro animo, o se vogliamo esagerare nella metafora, le loro parti più segrete, sarebbero in grado anche di praticare un sano naturismo? Metterebbero cioè a nudo il loro corpo con la stessa sicurezza?
Domanda: che differenza morale c’è fra le due cose?
(mi frulla ben una risposta per così dire vetero-marxiana del tipo che ogni lavoro può essere una forma di prostituzione, ma no so se i miei amici filosofi sono tanto d’accordo….)
In sottofondo, proprio in questo momento, i TEN YEARS AFTER di Woodstock ’69 in i’m going home. Ovviamente sparato a paletta nelle cuffie.
Buchmesse
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 23 novembre 2007
Sono reduce da due giorni intensi di "fiera del libro". Oddio, non una vera e propria Buchmesse, ma quasi. Seduto davanti ad un tavolino nei momenti di pausa, in piedi davanti agli scaffali nei momenti in cui il pubblico interessato chiede chiede delucidazioni.
Uno stand illuminato a giorno.
Gente che passa e capisci che ti lancia uno sguardo amichevole, altri che ti guardano senza vedere.
E allora ti sorprendi a pensare come sarebbe se tu fossi, mettiamo, George Clooney o Charlize Theron o, più banalmente, un qualsiasi personaggio televisivo omaggiato di qualche passaggio nelle trasmissioni di fascia serale.
Ti senti in vetrina.
Osservato, squadrato da capo a piedi, giudicato.
Spogliato.
E non puoi fare a meno di pensare che anche questo è un lavoro.
E pensi anche che lo hai fatto per quasi trent’anni.
Senza rendertene conto.
In sottofondo, un pressoché sconosciuto Dirk Hamilton, che ha però un suo folto pubblico di estimatori. E’ presente anche qui.
(dall’incontro con gli studenti del Liceo "L.da Vinci" di Trento)
Quisquilie pomeridiane
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 19 novembre 2007
Quisquilie pomeridiane
Si dice che fare base-jumping o camminare a piedi nudi su un tappeto di braci ardenti sia una prova che qualche azienda all’avanguardia costringe a fare a coloro che vogliono diventare manager. Non so se la cosa sia vera, né in realtà mi interessa più di tanto.
Moderni riti di iniziazione, per sopperire alla mancanza di quelli che ci sono stati per le generazioni più vecchie? (Chissà perché, mi è venuto in mente un film di tanti anni fa: Un uomo chiamato cavallo, il cui assunto fondamentale è che solo attraverso il dolore l’uomo raggiunge una sua maturità).
Può darsi.
Per me, io non ho questa *cultura*.
So solo che non sosterrei mai una prova del genere: né per l’azienda, né per misurarmi con me stesso, né per sentir correre dentro di me l’adrenalina, né per un sostanzioso aumento di stipendio.
Ognuno sa come affrontare le prove della vita. Vale proprio la pena andare a cercarsene altre?
In sottofondo, la tristezza allucinata di Karen Dalton: God bless the child. Qui per conoscere qualcosa in più.
20 novembre (non vale la pena scrivere un post…)
Non me ne intendo molto di linguaggio HTML, però mi scoccia che chi legge questo blog con Mozilla Firefox veda delle strane righe grigie nell’applet qui a sinistra. Con IE non si vedono. Eppure il codice è identico…
Non ho niente da scrivere, stasera. Ma troppo forte è la voglia di trasferire qui un link trovato nel blog di un’amica. Pertanto, senza chiedere permesso, interpreto la sua volontà dal titolo del post: ecco qui la chicca (per modo di dire, perché il nano pelato non ci sorprende più).
In sottofondo, la voce malinconica di Tim Hardin: If I were a carpenter. Qui per conoscere qualcosa in più.
Paese che vai…
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 16 novembre 2007
Conditio sine qua non
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 7 novembre 2007
Leggo in un commento al forum che frequento da poco più di un mese queste parole:
[...] nell’insegnamento ci si mette in gioco ogni giorno, ogni anno, è questo il bello, e questo che mi tormenta. Ma….già.. un insegnante senza dubbi esiste? Se si…..allora quello non è un insegnante.
Condivido e sottoscrivo.
In sottofondo: Mario Biondi, Handful of soul
Horror vacui
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 29 ottobre 2007
Horror vacui
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in sottofondo: Celestion, di Riccardo Zappa.
I had a dream…
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 18 ottobre 2007
I had a dream…
Ieri pomeriggio sono andato ad un seminario di studio sull’apprendimento. Parlava Francesco Antinucci: chi lo conosce, sa che non è l’ultimo arrivato nel suo campo. Un suo libro è "La scuola si è rotta", in cui teorizza per la scuola il ritorno di un modello, quello del ‘mastro’ e di un ambiente, la ‘bottega’ rinascimentale, dove il maestro competente trasmetteva sapere attraverso il saper fare. Con i dovuti distinguo, l’idea è condivisibile.
Nel dormiveglia, rielaborando le idee, mi sono chiesto se fosse possibile immaginare la scuola come un ospedale (anche qui con i dovuti distinguo, ovviamente….). Cosa direbbe un medico se un giorno si presentasse la mamma di un paziente a dirgli cosa deve fare per lui?
Ed ancora, a freddo stavolta, mi sono detto che a proposito dell’uso delle (nuove) tecnologie, se sai insegnare queste non servono, però aiutano. Se non sai insegnare, non bastano. Analogamente sul lato di chi apprende: uno che vuole imparare si dà da fare, non ha bisogno di nuove tecnologie però potrà esserne aiutato. Uno che non vuole imparare, pur con le migliori tecnologie, resterà a giocare a pacman col telefonino.
Ebbene sì…
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 27 settembre 2007
Ebbene sì…
il 27 settembre sono nati…
- 1520 – Alessandro Farnese il giovane, cardinale italiano († 1589)
- 1627 – Jacques Bénigne Bossuet, scrittore francese († 1704)
- 1818 – Adolph Wilhelm Hermann Kolbe, chimico tedesco († 1884)
- 1826 – Armand David, missionario, zoologo e botanico francese († 1900)
- 1871 – Grazia Deledda, scrittrice italiana († 1936)
- 1878 – Bartolomeo Pagano, attore italiano († 1947)
- 1898 – Valentino Bompiani, editore, scrittore e drammaturgo italiano († 1992)
- 1903 – Alessandro Pavolini, giornalista, politico e scrittore italiano († 1945)
- 1910 – Giovanni Battista Scaglia, politico italiano († 2006)
- 1913 – Albert Ellis, psicologo statunitense († 2007)
- 1917 – Giuseppe Gentili, fantino italiano († 1978)
- 1918 – Martin Ryle, astronomo britannico († 1984)
- 1920 – Carlo Alberto Dalla Chiesa, generale italiano († 1982)
- 1922 – Arthur Penn, regista e produttore cinematografico statunitense
- 1925 – Francesco Leoni, fotografo italiano († 2000)
- 1926 – Jorge Anaya, militare argentino
- 1927 – Romano Scarpa, autore di fumetti e animatore italiano († 2005)
- 1930 – Alan Shugart, programmatore statunitense († 2006)
- 1941 – Philip Gossett, musicologo, storico e saggista statunitense
- 1947
- Dick Advocaat, ex calciatore e allenatore di calcio olandese
- Meat Loaf, cantante e attore statunitense
- 1953
- Diane Abbott, politica britannica
- Mauro Betta, politico italiano
- Claudio Gentile, ex calciatore e allenatore di calcio italiano
- io
- 1956 – Steve Archibald, allenatore di calcio e ex calciatore scozzese
- 1960 – Leonardo David, ex sciatore italiano († 1985)
- 1962 – Iosif Rotariu, calciatore rumeno
- 1965 – Steve Kerr, cestista statunitense
- 1966
- Francesco Di Fiore, pianista e compositore italiano
- Jovanotti, cantante italiano
- Stephanie Wilson, astronauta statunitense
- 1967 – Enrico Zaina, ciclista italiano
- 1972
- Ángel Casero, ciclista spagnolo
- Gwyneth Paltrow, attrice statunitense
- 1973
- Vratislav Lokvenc, calciatore ceco
- Stanislav Pozdniakov, schermidore russo
- 1976 – Francesco Totti, calciatore italiano
- 1980 – Olivier Kapo, calciatore francese
- 1982 – Lil Wayne, rapper statunitense
- 1984 – Avril Lavigne, cantante canadese
- 1986 – Tamás Priskin, calciatore ungherese
- 1989 – Tae Hwan Park, nuotatore sudcoreano
…e se qualcuno vuole andare a vedere chi, nella stessa data, è passato a miglior vita…
qui può trovare tutte le informazioni. [Ovviamente, non mi assumo la responsabilità di notizie mancanti, false o tendenziose....;-) ]
(in sottofondo:Jimi Hendrix, Are you experienced?, a paletta. In questo preciso momento: Third stone from the sun)
Ri-flessioni sui blog
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 22 settembre 2007
Ri-flessioni sui blog
(o sullo scrivere nei blog)
Ogni tanto succede che ci si ponga il problema, come un’onda che arriva sulla battigia.
I pescatori dalla riva gettano l’amo a un centinaio di metri, qualche pesce forse abboccherà.
E aspetti, tirando su la lenza piano piano o osservando la cima della canna piegarsi.
E guardando l’onda che si frange sulla porzione di spiaggia in cui hai trovato il tuo spazio, cominci appunto a ri-flettere.
E fra i vari pensieri che affollano la mente c’è sempre qualche tarlo che rode: quanto di narcisistico c’è in questo? Ne ho davvero bisogno? E’ solo un gioco?
A volte io mi sento come il padre di Zeno Cosini nella Coscienza : "so di avere qualcosa da dire ma non so cosa" (non è una vera e propria citazione, ma in fondo in fondo qualcosa a che fare con il post ce l’ha…)
Ok, Ok, vado a prendere il libro…:
"Peccato che sei venuto tanto tardi. Prima ero meno stanco e avrei saputo dirti molte cose" (…) "Adesso penserò alle parole che ti dirò domani. Vedrai come ti convinceranno" (…)
"Curioso! Non so dirti nulla, proprio nulla" (…)
"Eppure so tante cose, anzi tutte le cose io so. Dev’essere l’effetto della mia grande esperienza".
"Si tratta di trovare una parola, una sola e la troverò (…)"
"Ho paura che non saprò dire a te quello che penso, solo perché tu hai l’abitudine di ridere di tutto."
(in sottofondo: Graceland di Paul Simon)
Tautologie
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 10 settembre 2007
TAUTOLOGIE
Fine anni Sessanta, i miei quattordici anni. Una canzone che riassume sentimenti ed emozioni adolescenziali. Uno dei pezzi piu’ belli di tutta l’epoca Beat: "Pugni Chiusi", dei Ribelli di Demetrio Stratos. C’è voluto un po’ di tempo per afferrare l’incongruenza del titolo (un pugno non può essere aperto, ovviamente), ma a quel tempo non si badava certo a queste quisquilie…
Novità
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 23 agosto 2007
NOVITA’
E così è successo… Dal 3 settembre cambio lavoro: per un anno o forse più smetterò i panni dell’insegnante "in trincea" e passerò nelle retrovie, dove si progetta e si sperimenta. Ho ottenuto un incarico presso l’ IPRASE, Istituto provinciale per la ricerca, l’aggiornamento e la sperimentazione educativi. Dopo ventotto anni esatti di insegnamento, una decina dei quali passati *anche* ad apprendere le tecnologie dell’informazione e della comunicazione e la loro applicazione in campo didattico (non sono un guru dell’informatica, tengo a precisare…) ho deciso di saltare il fosso, approfittando di un concorso per titoli: ne avevo tanti (corsi di aggiornamento tenuti e frequentati, una breve pubblicazione sulla rivista della scuola, esperienza didattica…)! Ed infatti, quando ormai non ci pensavo più, è arrivata una telefonata, ed una richiesta di colloquio. Il giorno dopo, ho apposto la mia firma su una specie di contratto.
Cambiare lavoro, alla mia età, non so se è un rischio. Cambierò stile di vita, questo sì: i ritmi giornalieri di un insegnante, quelli che hanno contraddistinto questi ventotto anni, me li sognerò, come se li sogneranno i miei familiari, ai quali ho spesso pensato prima di accettare l’incarico. Mi hanno già avvisato che l’orario sarà quello provinciale: trentasei ore settimanali, flessibili; il che vuol dire *lavoro da ufficio* cinque giorni la settimana, con orario d’entrata/uscita appunto flessibile. Le ore non mi spaventano: faccio parte mio malgrado di quella categoria di insegnanti che ha *lavorato* anche nelle ore notturne per correggere temi! Per curiosità l’anno scorso ho tenuto traccia delle ore effettivamente dedicate al lavoro scolastico (lezioni mattutine, impegni pomeridiani, preparazione lezioni, correzione compiti…) nell’arco di due settimane. Il calcolo però non ha tenuto conto di due sabati ed una domenica che per altre occupazioni sono *giorni liberi* : la media è stata di nove ore e mezza al giorno. (In realtà, quei tre giorni sono stati occupati proprio nella correzione di temi, quindi la media giornaliera effettiva risulta inferiore).
Ritmi di vita diversi, dicevo. Infatti sarà difficile far trovare tutto pronto per il pranzo a moglie e figlie che tornano affamate all’una, sarà difficile uscire insieme alla moglie la mattina per fare la spesa o andare al mercato del giovedì, magari sorbendosi un buon aperitivo al solito bar. Queste abitudini, ormai consolidate fra noi e spesso invidiate dagli amici probabilmente mi mancheranno, come mi mancherà il contatto con gli studenti.
Ma è un’esperienza che voglio fare. Ho acquisito nel corso di questi anni competenze che non ho potuto sperimentare. Voglio mettermi in gioco ancora, in un altro campo.
Sì viaggiare…
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 19 agosto 2007
Sì, viaggiare…


…Praga, Bratislava, Vienna…
Voglia di fresco
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 5 agosto 2007
Voglia di fresco
Oggi sono andato a fare una passeggiata in montagna. In Val di Genova, per la precisione. Dove si trovano le cascate qui sotto raffigurate: le cascate del Nardis. Sono stato alcuni minuti incantato davanti alla loro bellezza, mentre le microscopiche gocce d’acqua mi bagnavano. Una cosa da mozzare il fiato. E mentre mi bagnavo e mi beavo e respiravo l’aria bagnata pensavo alle cose che avrei scritto più tardi, in questo blog che da tempo non raccoglieva le mie quisquilie.

E’ da un mese che non scrivo, che non partecipo, che non commento. Qualche visita l’ho fatta, nei blog delle persone qui a sinistra: leggo, raccolgo, invidio chi sa scrivere. I motivi dalla mia assenza sono stati alcuni, diversificati per ambiti diametralmente opposti: la grave malattia di un familiare, la partecipazione ad una specie di concorso per titoli, l’inizio dei lavori di sistemazione di un sottotetto, l’assenza -per due settimane e per la prima volta in quasi vent’anni- di moglie e figlie. Cose in sé banali, forse (a parte la prima, ovviamente) ma per me sono state significative. E’ stata una prova, quasi un rito di iniziazione da cui non credo di essere uscito completamente bene. E il risultato è in queste parole, dette più per me che per coloro che le leggeranno: davanti alle cascate avevo giurato di chiudere il blog, non avendo da dire più nulla (già queste parole sono un nulla). Invece, davanti alla fotografia, mi sono detto che chiudere un blog acquista un sapore di sconfitta ed ho deciso quindi che "Donna Bissodia" resterà aperto alle visite ed ai commenti di chi casualmente o con intenzione ci passerà. Io, per me, continuerò le mie visite: agli amici di alcuni anni di frequentazione, ai blog che mi incuriosiranno di rimbalzo dai precedenti. Non con la stessa assiduità di un tempo, forse, posterò qualcosa. Never say never.
Bologna, da Vito
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 1 luglio 2007

Luigi Meneghello a Trento
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 26 giugno 2007
Maturità 2007 – 2
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 22 giugno 2007
Maturità 2007 – seconda parte
Ho finito di correggere i temi di italiano dei miei studenti. Ovviamente, l’ho fatto all’interno di una ‘commissione’ costituita da altri insegnanti: si è letto il testo, e dopo una pacata riflessione si è giunti ad una proposta di voto. Questo per dire che non sono stato influenzato dalla mia conoscenza delle loro attitudini e capacità.
In sei hanno scelto di svolgere il tema su Dante, in quattro quello sui luoghi dell’anima. Nessuno ha scelto il tema di carattere generale, nessuno il tema storico; ininfluente il numero di coloro che hanno scelto l’ambito socio-economico. Mi ritengo soddisfatto, anche se credo che quest’anno il refugium peccatorum sia stato proprio il tema di tipologia A, cioè quello sul Paradiso. Mi spiego: un esercizio "guidato" come questo non può non garantire la sufficienza anche in presenza di un ‘approfondimento’ limitato. A prescindere, ovviamente, dalla presenza di gravi errori morfologici o sintattici. Ognuno, poi, a seconda della sua preparazione, intuizione, sensibilità può inserire delle osservazioni che proprio perché non richieste fanno, per così dire, la differenza. Ad esempio, non erano richieste esplicitamente consegne di tipo stilistico-retorico: chi ha individuato qualche figura particolare e ne ha fatto oggetto di considerazione, credo che possa meritarsi una valutazione maggiore. Lo stesso vale per il tema sui luoghi dell’anima. Qualcuno ha storto il naso: concordo sulla bellezza dei documenti, un po’ meno sulla banalità dell’argomento. Diciamola tutta: un argomento del genere penso potrebbe far tremare i polsi anche ad un navigato insegnante…
In questo caso, più la sensibilità che la preparazione può fare la differenza: chi ha nel suo bagaglio esistenziale e culturale certe esperienze di lettura o di vita non può non svolgere adeguatamente questo tema, e soprattutto può dimostrare proprio la sua "creatività", la sua "freschezza" al di fuori di schemi precostituiti.
Credo che dovremmo essere noi insegnanti a cercare una maggiore elasticità al di fuori delle ‘griglie’ consigliate da chi "non sta in trincea da anni".
Maturità 2007 – 1
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 21 giugno 2007
Donna Bissodia sorvola ad ali spiegate la polemica sull’errore presente nella prima traccia del tema d’Italiano, e stigmatizza il fatto che ci siano i soliti noti che chiedono addirittura le dimissioni del Ministro (quando si dice “aprir la bocca per dare aria ai polmoni”). Per pura curiosità è invece andata a leggersi la “traduzione” del tema di Latino offerta dalle pagine di Repubblica online.
Non le tornano le prime righe:
Mi sembra che M. Antonio presso il poeta Rabirio, mentre vede che i suoi beni passano ad altri e che a lui non è rimasto nulla se non il diritto di morte e anche quello, se l’avesse acquisito velocemente, esclami in modo egregio: “Ho ciò che ho donato”.
Secondo voi si capisce che c’è un poeta di nome Rabirio che in una sua opera “fa parlare” M.Antonio?
DB immagina che molti studenti non si siano trovati a proprio agio nella comprensione di queste righe, ed abbiano tradotto alla lettera. Ma qui, nelle pagine di un sito abbastanza autorevole, si sarebbe aspettata una versione diversa o per lo meno una spiegazione…
Sulla facilità o meno del tema DB preferisce sorvolare.Qui, se volete, la versione latina.
Continua la playlist…
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 15 giugno 2007
Continua la playlist…
Questa volta parliamo di "musica leggera". Qui c’è un esempio eclatante: tre accordi, una vocina quasi in falsetto, in una lingua che allora non andava certo per la maggiore. Nella stessa lingua, una canzone che sicuramente ha fatto sognare parecchi giovani (ballando testa a testa, con le mani che non si dice dove cercavano di arrivare…). Ma come faceva, Lei, ad amare Lui? Ce lo chiedevamo in molti, in quegli anni… Ma a ben vedere e sentire, non erano proprio male. E che dire invece di questa canzone? Non era certo molto apprezzato dai giovani di allora, questo figlio del Sud Italia, ma sicuramente aveva i suoi estimatori.
Chi invece ha avuto un notevole successo è un capellone passato anche a Sanremo: qui una sua canzone abbastanza famosa. Ora naviga per i mari del Sud e gira qualche documentario.
Una discreta popolarità ha avuto anche questo cantante che arrivando in Italia ha "tradotto" in Italiano un suo successo: la sua apparizione in Tv non è passata certo inosservata (ma non per merito suo….)
Ma passiamo alla canzone-scandalo di quegli anni. Ricordo che ho comprato il 45giri in un negozio della stazione Termini, scendendo velocemente dal treno, consapevole di fare qualcosa di trasgressivo (per i miei quindici o sedici anni di allora…).
In casa mia però si sentiva anche questa voce. Poco più tardi ho scoperto l’autore di questa poesia in musica. Anche lui è stato uno dei "miti" della mia adolescenza:
Questo amore
Questo amore
Così violento
Così fragile
Così tenero
Così disperato
Questo amore
Bello come il giorno
E cattivo come il tempo
Quando il tempo è cattivo
Questo amore così vero
Questo amore cosí bello
Così felice
Così gaio
E così beffardo
Tremante di paura come un bambino al buio
E così sicuro di sé
Come un uomo tranquillo nel cuore della notte
Questo amore che impauriva gli altri
Che li faceva parlare
Che li faceva impallidire
Questo amore spiato
Perché noi lo spiavamo
Perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
Perché noi l’abbiamo perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
Questo amore tutto intero
Ancora così vivo
E tutto soleggiato
E’ tuo
E’ mio
E’ stato quel che è stato
Questa cosa sempre nuova
E che non è mai cambiata
Vera come una pianta
Tremante come un uccello
Calda e viva come l’estate
Noi possiamo tutti e due
Andare e ritornare
Noi possiamo dimenticare
E quindi riaddormentarci
Risvegliarci soffrire invecchiare
Addormentarci ancora
Sognare la morte
Svegliarci sorridere e ridere
E ringiovanire
il nostro amore è là
Testardo come un asino
Vivo come il desiderio
Crudele come la memoria
Sciocco come i rimpianti
Tenero come il ricordo
Freddo come il marmo
Bello come il giorno
Fragile come un bambino
Ci guarda sorridendo
E ci parla senza dir nulla
E io tremante l’ascolto
E grido
Grido per te
Grido per me
Ti supplico
Per te per me per tutti coloro che si amano
E che si sono amati
Sì io gli grido
Per te per me e per tutti gli altri
Che non conosco
Fermati là
Là dove sei
Là dove sei stato altre volte
Fermati
Non muoverti
Non andartene
Noi che siamo amati
Noi ti abbiamo dimenticato
Tu non dimenticarci
Non avevamo che te sulla terra
Non lasciarci diventare gelidi
Anche se molto lontano sempre
E non importa dove
Dacci un segno di vita
Molto più tardi ai margini di un bosco
Nella foresta della memoria
Alzati subito
Tendici la mano
E salvaci.
E così dal "leggero" siamo passati al "culturale" (pesante? No, banale, per alcuni fanciulli d’ aujourd’hui)
E salvaci.
Kerouac’s On the road
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 14 giugno 2007
"ON THE ROAD" compie cinquant’anni
Ricordo ancora il giorno che comprai, in una libreria di Venezia, il libro di Jack Kerouac. Vacanze di Pasqua del 1968 (non avevo ancora quindici anni). Visita obbligata ai nonni e occasione, oltre che per visitare qualche museo (ricordo le Gallerie dell’Accademia e la Scuola di San Rocco) per comprare, in successione: Disraeli gears dei Cream, The best of Flower power, That’s underground. Più un manifesto psichedelico degli Youngbloods in occasione di un loro concerto al mitico Avalon Ballroom di Frisco. Non so se c’è ancora, quella libreria, ma era una miniera di vecchie edizioni, non proprio le prime ma giù di lì. Conservo ancora quasi tutto il Pavese degli anni Cinquanta, nelle edizioni Einaudi un po’ ingrigite, ed è proprio tramite lo scrittore piemontese che sono arrivato a Kerouac e alla letteratura della Beat Generation. Tramite obbligato, Fernanda Pivano. Insomma, mi sono sciroppato a quindici anni un libro che, oggi, non riesco neanche a far leggere a scuola: "troppo lungo", "pesante", "noioso". E si fermano dopo le prime pagine. Forse sbaglio io a proporlo ancora.
E voi, a che età l’avete letto? Che ricordo ne avete?
Altra playlist
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 10 giugno 2007
Un’altra playlist fine anni sessanta
Qualcuno si ricorda i Cream? Eric Clapton, Ginger Baker, Jack Bruce. Eccoli oggi, (veramente un paio d’anni fa) e com’erano, trent’anni fa. Forse l’unico che è rimasto riconoscibile è il bassista. Sembra incredibile la trasformazione del batterista, d’altra parte i suoi sessantotto anni li porta bene, no?
Ecco ora una delle voci più interessanti degli anni psichedelici: Grace Slick dei Jefferson Airplane. Anch’essa, oggi, sessantottenne. Qui la ascoltiamo a Woodstock, qui la vediamo in una foto recente (2005).
In quegli anni si cominciava ad ascoltare anche il suono dell’organo Hammond e uno dei grandi artisti che lo suonavano era Booker T Jones. Qui lo ascoltiamo in una recente versione della famosa Green Onions: fra i chitarristi c’è anche Steve Cropper, che in molti ricorderanno nel film Blues Brothers. Time is tight era la canzone che mi piaceva di più. All’inizio del filmato appare ancora Steve.
Una fra le prime canzoni che si imparava a strimpellare sulla chitarra era questa e il gruppo che la suonava era famoso per la semplicità degli accordi (due o tre per canzone): sentire per credere. Ecco i mitici Creedence Cearwater Revival: qualcuno se ne è andato, ma la loro musica (o i ricordi che essa suscita?) fa ancora venire i brividi.
Un simpatico vecchietto (classe 1933) era in quegli anni considerato il bluesman bianco dalla voce più agguerrita e valida. John Mayall e i suoi Bluesbreakers (fra i quali sono passati nomi come Eric Clapton e Mick Taylor) suonavano un blues dalle tinte rockeggianti: qui lo si può vedere (è quello con il cappello) ed ascoltare mentre suona proprio con Mick Taylor (lo riconoscete?)
Un’altra colonna dei bluesbreakers di Mayall era Peter Green, che in seguito avrebbe fondato i Fleetwood Mac: qui li ascoltiamo in una canzone che risente molto del blues del maestro, mentre qui si avverte già qualche accenno di musica ambient (anche qui, due accordi soli dall’inizio alla fine).
Immaginate la sorpresa di trovarsi per le strade di New York e vedere ed ascoltare uno dei più arrabbiati musicisti di strada della grande mela: David Peel and the Lower east side. Credo che pochi conoscano uno dei dischi più passibili di censura di quegli anni, Have a marijuana (per la cronaca, l’ho comperato quando avevo quindici anni, e i miei non lo sapevano…). Qui c’è qualche notizia sull’artista.
Andava di moda la psichedelia, "musica che libera la mente", si diceva allora. A ben sentire i 13th floor Elevators, siamo molto lontani dai Grateful Dead di Jerry Garcia. Ben diverso era il sound dei Vanilla Fudge o degli Iron Butterfly: come si può dimenticare, di questi ultimi, In-a-gadda-da-vida, il tema di una generazione? quasi venti minuti di vera psichedelia con un famosissimo assolo di batteria (il video è diviso in due parti, qui la seconda). Se non sbaglio era anche la sigla di qualche trasmissione televisiva (o radiofonica?)
A me piacevano anche gli Small Faces di Steve Marriot, e soprattutto questa canzone, che ricordo era inserita in un long playing dal titolo "the best of flower power". Marriot poi lo ritroviamo assieme a Peter Frampton negli Humble Pie.
E per finire in bellezza, ecco Roger Daltrey, Keith Moon, Pete Townshend, John Entwistle, e cioè The Who con l’inno di quegli anni. Sempre loro, in questa versione di un altro loro successo.
Buon ascolto (e buona visione!)
Aggiornamenti
Correva l’anno di grazia 1967: uno sconosciutissimo Scott MacKenzie sale agli onori della cronaca (e del successo) con una canzone forse un po’ stucchevole ma carina (sono parole di Grace Slick, nel libro "Peace & Love" di Ezio Guaitamacchi). Ascoltarla a trent’anni di distanza, fa un certo effetto o no? Qui si può gustare una versione eccezionale: l’autore presentato da Mama Cass Elliott (quella dei Mamas & Papas) al Monterey Pop Festival dello stesso anno.
Su sollecitazione di PaG, storico esperto ed appassionato musicofilo, ecco qui un documento e un altro di quegli anni: The FUGS. un nome, un programma. Qui le notizie al riguardo. Ma "il meglio" sta qui.
Ascoltando un bootleg di Robert Allen Zimmerman
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 26 maggio 2007
Ascoltando il bootleg di Robert Allen Zimmerman
“Mi sei venuto in mente, così ho preso carta e penna…”. Ma che diamine, così inizi una lettera tu , che sei – o dovresti essere, almeno credo, la ragazza con la quale in questo momento sto? Giravo e rigiravo la lettera fra le mani, arrovellandomi sul pensiero di come si potesse dire “mi sei venuto in mente” : io ti ho sempre in mente, sei nei miei pensieri anche se fisicamente ci sono più di trecento chilometri di distanza, sei nel mio cuore, nella mia mente, nel mio stesso respiro. Ogni cosa faccio la immagino fatta con te. E tu mi dici “mi sei venuto in mente”. Boh. Non volevodare troppo peso a quelle parole, ma indubbiamente mi fecero male, e a dirla tutta, i fatti poi dimostrarono che gli occhi foderati di prosciutto li avevo proprio io.
Dopo trent’anni sono ancora là che mi chiedo se a volte “esisto” nei pensieri gli altri: e il pensiero seguente è se questa domanda nasca da un eccesso di egocentrismo o da un difetto di autostima. E’ per questo che proprio ieri, quando una collega mi ha detto “mi sei venuto in mente ma non mi ricordo più perché”, non ho potuto fare a meno di ripensare a quest’episodio e alle considerazioni seguenti…
[mi accorgo ora che questo post è in pieno loop, ma tant’è. Ormai l’ho scritto e lo lascio al sorriso altrui…]
Tempo di maturità
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 24 maggio 2007
Tempo di maturità
Ansia, paura, apparente indifferenza: sono i sentimanti che vedo espressi negli occhi e ancor più nelle voci a volte strozzate dei miei studenti dell’ultimo anno durante i colloqui finali. Segno che la meta è vicina: l’Esame di Stato, lo spauracchio di intere generazioni passate. Anche se diverso o facilitato, secondo molti, rimane sempre uno scoglio, un doveroso "rito di iniziazione" che deve essere affrontato con la dovuta serietà. E’ in questi momenti che a volte succede qualcosa. Parlando della tipologia A del tema di italiano (analisi di testo, per i non addetti ai lavori) una studentessa ha chiesto:
"E se ci chiedono la parafrasi di una poesia ermetica?"
Premetto che avevo già parlato di ermetismo e letto alcune liriche di Quasimodo, Gatto, Luzi, Penna. Avevo anche insistito particolarmente sulla "reinvenzione" della parola poetica proposta dai poeti ermetici.
"Perché questa domanda?", le chiedo perplesso.
"Perché la poesia ermetica non può essere per sua stessa definizione parafrasata in altre parole".
"Brava" , le ho detto, "speriamo che chi di dovere abbia la tua stessa intuizione e ne tenga debito conto!"
Bruno Betta, Per oggi e per domani
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 19 maggio 2007
"Per oggi e per domani", di Bruno Betta, 1954
Ieri pomeriggio, su sollecito invito di una collega, sono andato alla commemorazione per i dieci anni dalla morte di Bruno Betta, nome sconosciuto ai più, ma nella nostra regione limpida figura di intellettuale, insegnante e preside, nonché antifascista, internato nei lager tedeschi, promotore dell’Associazione nazionale ex-internati. Insomma, una di quelle figure che lasciano il segno: tracce importanti nella vita e nella memoria degli allievi e in chi ha avuto la fortuna di incontrarlo e conoscerlo. E’ stata anche l’occasione per presentare la ristampa anastatica di un suo libro del 1954, dal titolo "Per oggi e per domani – Educazione morale e civile". Si tratta, come si capisce, di un libro di "educazione civica", di quella materia scolastica che è stata, durante l’attività professionale del Betta, uno dei suoi cardini ideologici ed educativi -come ha anche affermato il figlio: "per noi, in famiglia, l’educazione civica era un insegnamento non insegnato".
Nell’introduzione (dedicata agli insegnanti) si leggono parole di una -permettetemi il termine, di cui si capirà subito il senso- penosa attualità:
"L’educazione civica è il laborioso frutto di una progredita formazione personale; ed è comportamento ed azione solo perché è conquista spirituale. Per questo non può essere ottenuta soltante mediante un libro: ci vuole l’opera attiva, intelligente, accurata dell’insegnante e-ancor meglio-della famiglia e della stessa società." E come una chicca relegata in nota, si leggono queste parole della famosa Mme de Stael: "L’educazione fatta con diletto disperde il pensiero: in ogni cosa il pensare è uno dei grandi soccorsi della natura: la mente del fanciullo deve abituarsi alle fatiche dello studio, come l’animo nostro al dolore. Voi potete insegnare, per via di tavole sinottiche e di carte, molte e diverse cose a vostro figlio, ma non gli insegnerete ad imparare".
Non credo che servano commenti.
Come non servono commenti ad una affermazione sulla quale sono caduti i miei occhi aprendo a caso -lo giuro!- il libro:
I redditi debbono essere onestamente denunciati: la mancata denuncia, o la frode nella denuncia è un reato. Se infatti è un dovere contribuire alle spese comuni, diviene disonesto cercare di frodare – e quanto più uno è ricco tanto peggiore è la sua disonestà – e costituisce una grave colpa, che viene severamente e giustamente punita, perché sottrae il dovuto alla società. [...] Coloro che non dichiarano quanto è giusto sono causa di un ingiusto maggiore peso d’imposte per molti altri, sono direttamente responsabili del disordine sociale, tradiscono il popolo.
Se sei davvero un cristiano…. che te ne pare? davanti agli occhi di Dio!… Quale amore per il prossimo? Quale cattivo esempio per tutti! "
I relatori si sono soffermati molto sul rigore etico dell’uomo Betta ed hanno convenuto che la sua produzione degli anni della pensione (dal 1974 alla morte) si è andata progressivamente incupendo e colorandosi di pessimismo: gli ultimi libri, infatti, non sono più di argomento morale-civile od educativo, ma poetici e narrativi: quasi a far capire che Scuola e Società, nonostante la presenza di "educatori" formatisi alle lezioni sue e di tanti altri rigorosi ed animati da forte spirito civile come lui, stavano prendendo tutt’altra piega.
Playlist
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 10 maggio 2007
Playlist
Ho capito come passerò questa serata: alla ricerca dei miei ‘miti’ musicali.
Sto al gioco di un blogger amico, che a sua volta è stato a quello di un altro blogger, che a sua volta rimanda ad altri che non sto qui a linkare.
Si tratta di creare una personale quanto provvisoria playlist: ognuno può cliccare sul link e….
Hey Joe – Jimi Hendrix
Foxy Lady – Mick Jagger !!!!
Blowin’ in the wind – Peter Paul and Mary (allora)
Where are all the flowers gone – Peter Paul and Mary (ora…)
Cry baby – Janis Joplin
On the road – Jack Kerouac
Subterranean Homesick blues – Bob Dylan (with A.Ginsberg)
Child in time – Deep Purple
I’m going home – Ten Years After
Volunteers - Jefferson Airplane
New Speedway Boogie – Grateful Dead
Hey mr.Tamburine man - The Byrds (allora)
Hey mr. tamburine man - The Byrds+Bob Dylan
Turn turn turn – The Byrds (allora)
Turn turn turn – The Byrds (parecchi chili dopo)
Operator – Jim Croce
I got you babe – Sonny and Cher
California dreamin’ – Mamas and Papas
As tears go by - Marianne Faithfull
Sunshine of your love - Cream
Can’t find my way home - Blind Faith
Dear Mr. Fantasy - Steve Winwood (ex Traffic)
Gimme some lovin – Steve Winwood (ex Spencer Davis Group, qui l’originale) che canta anche Keep on running (versione in italiano "l’abito non fa il beatnik" cantata da Evy
per quanto riguarda l’adolescenza, ognuno ha i suoi punti fermi: io ho i balli pomiciosi della fine dei fab sixties: Procol Harum uno e due
e per finire, una chicca di John Lennon, Love (bisogna iscriversi).
No words here
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 7 maggio 2007
A Passau, sul Dreiflüßeeck. Due fiumi, l’Ilz e l’Inn, confluiscono nel Danubio. Di fronte a tale spettacolo della natura a nulla servono le parole.
Come in questo "cogli l’attimo":
Pericoli del blog
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 2 maggio 2007
Blog come ‘Teatro dell’assurdo’? (En attendant Godot? – no! aspettando, godo!)
Strumento in cui personaggi indefiniti (?), ridotti a vaghe ed evanescenti larve (too much virtual sex?), monologano in totale solitudine (pensando di dialogare) sul nulla della loro esistenza.
Si commenta da sé
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 17 aprile 2007
Si commenta da sé
Un’altra strage in un campus universitario: 35 morti e decine di feriti per la pazzia di un ragazzo accecato presumibilmente dalla gelosia. Un ragazzo a cui è permesso da una legge democratica procurarsi e detenere un’arma. Uno stato i cui rappresentanti sanno solo manifestare "orrore" per la strage e sanno solo dire che "resta intatto il diritto al porto d’armi ma tutte le leggi in materia devono essere rispettate".
Nello stesso momento, a Cannes, fa scalpore il film di quel Michael Moore che ha denunciato la paranoia americana dopo l’11 settembre. Film che tratta di un’altro massacro, in un’altra scuola, la Columbine School del Colorado, dove nel 1999 morirono 12 studenti e un insegnante, uccisi da due giovani.
E pensare che lì -e qui- ci sono dei tromboni che non sapendo cosa dire sventoleranno, al solito, lo spauracchio del terrorismo e della violenza degli altri….
?
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 2 aprile 2007
…..
[Non so che titolo dare a questo post, e sinceramente non so se valga la pena scriverlo. Ma se la blogosfera è quella che è, allora anche il mio piccolo contributo ha il suo senso. Lo dedico ai colleghi, ai loro sforzi e ai loro sacrifici, sperando che anche loro possano ritrovarvisi]
Mi sono iscritto ad un corso di fotografia digitale e come docente ho ritrovato uno studente che ho avuto nel mio primo anno d’insegnamento. Avevo da dieci giorni finito il servizio militare e mi è arrivata una supplenza in una prima Liceo Scientifico, che poi è durata tutto l’anno ed anche l’anno successivo. Per farla breve, ho frequentato questo corso con il notevole handicap di non avere un buon "senso estetico" (le foto che a me sembrano "belle" -non solo quelle scattate da me- si dimostrano tecnicamente delle emerite ciofeche). Mi sono informato sulla possibilità di frequentare un altro corso, sempre tenuto dal medesimo docente. Ecco la risposta:
Grazie Professore
Per me è stato un Onore ed un Piacere averTi come "studente".
Io mi sono proprio divertito anche per merito della tua ironia e della
capacità di metterti in gioco.
Per il prossimo corso lo stile sarà diverso: tantissima pratica, situazioni e
operatività fotografica, tecnica di scatto e pratica di scatto tecnica di
esposizione e pratica di esposizione.
Ora lo sto articolando e così poi vedi ed eventualmente decidi
Spero di vederti giovedì
Ciao Corrado
Ps: per me sei sempre stato un esempio, i Docenti sono importanti per i
ragazzi, se li ricordano finché campano …. ma ricordi solo quelli che ti
insegnavano col cuore e con la voglia di farti crescere oltre che per darti
un minimo di cultura
Grazie ancora
Sono passati ventisette anni. Non ridete se vi confesso che ho avuto un attimo di commozione.
(Alla faccia dei post sdolcinati, lacrimevoli e pieni di autocompiacimento del proprio ego)
Modernità dei classici
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 25 marzo 2007
SENZA TITOLO
[...] Si racconta che uno di loro, Calgaco, distinto per valore e nobiltà tra i molti capi, di fronte a una marea di uomini accalcati che chiedevano la guerra, abbia loro parlato nel modo seguente:
«Quando ripenso alle cause della guerra e alla terribile situazione in cui versiamo, nutro la grande speranza che questo giorno, che vi vede concordi, segni per tutta la Britannia l’inizio della libertà. Sì, perché per voi tutti qui accorsi in massa, che non sapete cosa significhi servitù, non c’è altra terra oltre questa e neanche il mare è sicuro, da quando su di noi incombe la flotta romana. Perciò combattere con le armi in pugno, scelta gloriosa dei forti, è sicura difesa anche per i meno coraggiosi. I nostri compagni che si sono battuti prima d’ora con varia fortuna contro i Romani avevano nelle nostre braccia una speranza e un aiuto, perché noi, i più nobili di tutta la Britannia – perciò vi abitiamo proprio nel cuore, senza neanche vedere le coste dove risiede chi ha accettato la servitù – avevamo perfino gli occhi non contaminati dalla dominazione romana. Noi, al limite estremo del mondo e della libertà, siamo stati fino a oggi protetti dall’isolamento e dall’oscurità del nome. Ora si aprono i confini ultimi della Britannia e l’ignoto è un fascino: ma dopo di noi non ci sono più popoli, bensì solo scogli e onde e il flagello peggiore, i Romani, alla cui prepotenza non fanno difesa la sottomissione e l’umiltà. Predatori del mondo intero, adesso che mancano terre alla loro sete di totale devastazione, vanno a frugare anche il mare: avidi se il nemico è ricco, arroganti se povero, gente che né l’oriente né l’occidente possono saziare; loro soli bramano possedere con pari smania ricchezze e miseria. Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto, dicono che è la pace»
Qualcuno si ricorda, oggi, di queste parole di TACITO, scritte alla fine del primo secolo d.C.?
Meneghello, “I piccoli maestri”
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 18 marzo 2007
Rileggendo Meneghello, I piccoli maestri
[...] Volevo anche informarmi un po’ sul loro ethos, ma naturalmente c’è lo svantaggio che in dialetto un termine così è sconosciuto. Non si può domandare: "Ciò, che ethos gavìo vialtri?". Non è che manchi una parola per caso, per una svista dei nostri progenitori che hanno fabbricato il dialetto. Tu puoi voltarlo e girarlo, quel concetto lì, volendolo dire in dialetto, non troverai mai un modo di dirlo che non significhi qualcosa di tutto diverso; anzi mi viene in mente che la deficienza non sta nel dialetto ma proprio nell’ethos, che è una gran bella parola per fare dei discorsi profondi, ma cosa voglia dire di preciso non si sa, e forse la sua funzione è proprio questa, di non dir niente, ma in modo profondo. Ce ne sono tante altre di questo tipo; la più frequente, all’università, presso studenti e professori era istanze. Adesso che ci penso anche istanze in fondo vuol dire ethos, cioè niente. [...]


