Maggio 1968 – parte terza

Non se ne è fatto nulla. La prossima fine della scuola e l’inizio delle vacanze ci avrebbero diviso per qualche mese. A me è successo che sono stato rimandato in due materie: mi sono giocato l’estate e le probabili (solo sognate se non agognate, più che altro) avventure.

L’anno precedente i miei avevano deciso di andare per la prima volta in una località turistica dell’alto Adriatico e ci eravamo trovati così bene da riprometterci di andare anche l’anno successivo, appunto. Io mi ero inserito in una bella compagnia, la sera ci si trovava nelle ‘rotonde sul mare’ ad ascoltare -da fuori- la musica (c’era un complesso che suonava parecchi lenti ma poi si concedeva qualche uscita nel primo pop. E’ qui che ascoltai per la prima volta le canzoni dei Cream di Eric Clapton suonate dal vivo dalle band che venivano a ‘fare la stagione’ al mare). Un conogelato, o lo ‘stecco’, qualche bibita e tanta voglia di divertirsi insieme. C’era anche una ragazzina di Padova con la quale avevo iniziato una fitta corrispondenza…

Insomma, l’estate del 1968 l’ho passata in città: qualche bagno nella nuovissima piscina scoperta, qualche giro in bici; qualche sera, con i pochi rimasti, un paio d’ore a chiacchierare. Unica uscita, un fine settimana a trovare i nonni a Venezia. Non so se attribuire ciò che mi è successo al caso o ad una scelta precisa di mio padre: sabato mattina, me lo ricordo benissimo, facevamo una passeggiata dall’Accademia a San Marco. Giunti vicino a campo Manin mio padre dice testualmente “Chissà se c’è ancora quella libreria dell’usato che frequentavo da giovane” e mi porta in una calletta nascosta, (calle della Màndola, per i veneziani), dove trovo un negozio con la mercanzia disposta in un finto (?) disordine. Solo che erano libri impolverati, vecchie edizioni magari un po’ rovinate, qualche libro dell’Ottocento. Rovistando qua e là l’occhio mi cade su un autore di cui avevo da poco sentito parlare: Cesare Pavese. Per farla breve, mio padre mi compra quasi tutta l’opera dell’autore piemontese. Anni dopo, in una delle tipiche discussioni generazionali fra figlio e padre, si lamentò di quel fatto, dicendo apertamente che ero stato rovinato dalla lettura di quei libri. Non si era accorto, invece, che fra i libri che avevo preso si trovavano delle vere e proprie bombe ad orologeria: Kerouac, Ginsberg, Burroughs…

La politica… sempre lontana

Insomma, l’estate del 1968 fu per me una scoperta. Non certo quella che avevo vagheggiato, densa comunque di importanti cambiamenti.

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