Archivio per maggio 2008
Sono bravissimo
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 22 maggio 2008
Questa affermazione mi viene spontanea quando considero la quantità di cose che NON so fare. Sono bravissimo nel NON saper fare.
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Le termiti (no, non le isole, quelle sono le Tremiti –dette anche Diomedee: tutt’altra cosa) sono insetti che con le loro robuste mandibole frantumano la massa legnosa e se ne nutrono.
Non so quante ne ho in testa.
Da ciò si intuisce : ormai il mio cervello è una massa legnosa e attualmente sta ospitando degli insetti che, nel loro piccolo, contribuiscono a mantenere bene l’ecosistema terrestre, di cui anch’io, modestamente ed immeritatamente, faccio parte.
Maggio 1968 – parte terza
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 19 maggio 2008
Non se ne è fatto nulla. La prossima fine della scuola e l’inizio delle vacanze ci avrebbero diviso per qualche mese. A me è successo che sono stato rimandato in due materie: mi sono giocato l’estate e le probabili (solo sognate se non agognate, più che altro) avventure.
L’anno precedente i miei avevano deciso di andare per la prima volta in una località turistica dell’alto Adriatico e ci eravamo trovati così bene da riprometterci di andare anche l’anno successivo, appunto. Io mi ero inserito in una bella compagnia, la sera ci si trovava nelle ‘rotonde sul mare’ ad ascoltare -da fuori- la musica (c’era un complesso che suonava parecchi lenti ma poi si concedeva qualche uscita nel primo pop. E’ qui che ascoltai per la prima volta le canzoni dei Cream di Eric Clapton suonate dal vivo dalle band che venivano a ‘fare la stagione’ al mare). Un conogelato, o lo ‘stecco’, qualche bibita e tanta voglia di divertirsi insieme. C’era anche una ragazzina di Padova con la quale avevo iniziato una fitta corrispondenza…
Insomma, l’estate del 1968 l’ho passata in città: qualche bagno nella nuovissima piscina scoperta, qualche giro in bici; qualche sera, con i pochi rimasti, un paio d’ore a chiacchierare. Unica uscita, un fine settimana a trovare i nonni a Venezia. Non so se attribuire ciò che mi è successo al caso o ad una scelta precisa di mio padre: sabato mattina, me lo ricordo benissimo, facevamo una passeggiata dall’Accademia a San Marco. Giunti vicino a campo Manin mio padre dice testualmente “Chissà se c’è ancora quella libreria dell’usato che frequentavo da giovane” e mi porta in una calletta nascosta, (calle della Màndola, per i veneziani), dove trovo un negozio con la mercanzia disposta in un finto (?) disordine. Solo che erano libri impolverati, vecchie edizioni magari un po’ rovinate, qualche libro dell’Ottocento. Rovistando qua e là l’occhio mi cade su un autore di cui avevo da poco sentito parlare: Cesare Pavese. Per farla breve, mio padre mi compra quasi tutta l’opera dell’autore piemontese. Anni dopo, in una delle tipiche discussioni generazionali fra figlio e padre, si lamentò di quel fatto, dicendo apertamente che ero stato rovinato dalla lettura di quei libri. Non si era accorto, invece, che fra i libri che avevo preso si trovavano delle vere e proprie bombe ad orologeria: Kerouac, Ginsberg, Burroughs…
La politica… sempre lontana
Insomma, l’estate del 1968 fu per me una scoperta. Non certo quella che avevo vagheggiato, densa comunque di importanti cambiamenti.
Errata corrige
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 18 maggio 2008
Pensavo di cancellare il post precedente. L’avevo anche dichiarato. Tornato dal convegno, ho deciso di lasciarlo, a futura memoria. I template cambiano, i post rimangono. Ciò che noi siamo dentro rimane, i nostri avatar cambiano.
grazie a
maddalena,
mario,
paolo,
daniele,
dario,
pasquale,
emma,
barbara,
stefano,
simona
e a tutti coloro che si sono con-fusi nell’esperienza di ibridamenti .
Un particolare ringraziamento anche ad una specie di deus ex machina: roberto aka “CA(RE)FOSCARI” per una certa sua passione…
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Ho trascorso la mattina di domenica navigando fra i post degli Ibridi. Mi dispiace essere arrivato in ritardo e di non aver avuto occasioni di un più intenso colloquio. Non ho scusanti, la colpa è solo mia. Ma quello che ho letto e visto mi ha convinto della validità di quanto ascoltato e metabolizzato durante il convegno di Venezia.
Al di là di quanto potrei dire io -il mio punto di vista sarebbe senza dubbio quello di un entusiasta e pertanto poco credibile- approfitto della gentilezza di Maddalena per riportare qui il frammento di un suo commento, che mi sembra ben riassumere lo spirito del convegno. Parole profetiche, scritte alcuni giorni prima.
“[...] Al convegno a Venezia secondo me emergerà netta una differenza: tra coloro che hanno continuato dall’Università a fare solo “teoria” senza aprire un blog e comunicare in rete, e coloro che invece hanno “praticato” l’ibridazione. (o perchè come blogger hanno aderito alla ricerca, o perchè come ricercatori hanno accettato l’idea di aprire un blog). La via di mezzo è l’ibridazione, appunto, la difficile sfida di apprendere continuamente dagli altri, dalla differenza, e di innovare attraverso lo scarto, attraverso lo scacco del proprio punto di vista… [...]
Convegno a Venezia
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 15 maggio 2008
[Notizia per gli addetti ai lavori]
sabato 17 c’è un interessate convegno a Venezia:
http://ibridamenti.splinder.com/post/16903824/17+maggio+2008…+pensiamoci+i
io ci sarò.
Maggio 1968, seconda parte
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 8 maggio 2008
Che poi è forse dai primi rifiuti che nasce l’ansia da prestazione, il non sentirsi adeguati, il guardarsi vivere come se fossi dall’altra parte (è una cosa, questa che ho elaborato molti anni dopo, grazie al lavoro di insegnante: mi immagino, mi vedo, mi concentro sul mio sguardo, sui miei occhi, sui movimenti della testa e del corpo. Parlo e spiego, come fossi davanti a uno specchio).
Io ero negato per il ballo, lo ammetto: un palo nei lenti, una scimmia sgraziata nei veloci. Non sapevo dove mettere le mani, o meglio l’avrei saputo benissimo, ma mi sentivo bloccato e quindi nei lenti gesticolavo o lasciavo cadere mollemente il braccio lungo il fianco, tenendo l’altro delicatamente sulle spalle della sfortunata (o fortunata, dipende dai punti di vista). E’ lì che ho cominciato a fumare: la sigaretta permetteva l’occupazione di una mano per la durata del lento.
Una volta ho azzardato un approccio un po’ più concreto (non con lei, non mi sarei mai permesso un’azione del genere). Mi aspettavo una reazione violenta, tipo una sberla o qualche frase a voce alta che mi avrebbe fatto diventare rosso di vergogna. Mi è andata bene: delicatamente si è staccata un po’, continuando però a ballare.
Nel maggio di quarant’anni fa le mie passioni musicali erano nettamente separate. C’era un negozio, nella mia città, che vendeva a poco prezzo i dischi dismessi dai juke-box: i soldi raggranellati con la mancetta settimanale mi permettevano l’acquisto della musica necessaria allo scopo (i lenti pomiciosi, per intenderci), un po’di shake per vedere muoversi adeguatamente quello che era un sogno raggiungere). Ma qualche soldo in più lo destinavo ad un musica che con il ballo aveva pochissimo a che fare: Traffic, Cream, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Iron Butterfly. Ebbene sì: fra i quattordici e i quindici anni conoscevo già questi personaggi mitici, che mi avrebbero accompagnato assieme a tanti altri negli anni a venire. Qualche vinile, molte cassette registrate dalla radio (mio papà aveva comperato un radio-registratore Grundig eccezionale per i tempi), alcuni manifesti psichedelici che tappezzavano la stanza, le pagine centrali di CiaoAmici O Giovani, chisseloricorda…
Insomma, dal 3 maggio al 10 maggio 1968, date fondamentali per il famoso “maggio francese”, io guardavo distrattamente il Telegiornale pensando sempre a lei. “Studenti operai uniti nella lotta”, “senecandebu” (incomprensibile, allora) erano gli slogan che cominciavo a sentire a scuola, e ad urlare anch’io, forse neanche troppo convinto, nelle prima manifestazioni. Ci andava anche lei, forse più convinta, non gliel’ho mai chiesto: ricordo solo che una volta ci siamo presi per mano, e d’improvviso non me ne fregava più di niente. Si correva in mezzo ai compagni, io e lei, ed eravamo soli nella folla ed avrei voluto urlare ben altre parole, se non fosse stato per quel “mi piace un altro” che pesava come un macigno nel mio ricordo.
Primo maggio 1968 – parte prima
Pubblicato da francesco in Uncategorized il 1 maggio 2008
Che cosa stavo facendo il primo maggio di quarant’anni fa? Probabilmente stavo studiando. Quarta ginnasio, primo anno di classe mista dopo sette anni di classi solo maschili, di cui tre in un istituto privato confessionale. Mi ero innamorato perso di una mia compagna di classe che ovviamente non mi considerava, o era troppo educata per mandarmi a quel paese, visto che l’accompagnavo a casa tutti i giorni ed era chiaro che, insomma, ero troppo timido per dichiararmi.
In poche parole, c’erano ancora i trimestri, ed io ero sotto di alcune materie: rischiavo la bocciatura, a dirla tutta. Studiavo, quindi, anche se la testa non era sempre dove doveva essere, per i motivi di cui sopra. Qualche sabato pomeriggio andavo con qualche compagno di classe alle prime feste nelle cantine con le luci colorate. I più abbienti avevano le luci stroboscopiche, qualche fortunato aveva uno scantinato a più locali, dove la luce non arrivava se non molto fioca: posto adatto per i primi veri e propri pomiciamenti che venivano subito dopo le strusciate con i balli lenti in cui si tentava il primo approccio. C’era sempre lo sfigato di turno, che si trovava, guarda caso, a fare il moccolo perché era arrivato lì accompagnando uno o più amici che, più intraprendenti, trovavano subito chi di dovere. Poi c’era l’imbranato, che non capiva che era lei che stava tentando: faccia rossa (per fortuna non si vedeva), mani sudate e gola secca. D’obbligo le bibite, con contorno di salatini e patatine. Qualche volta faceva la sua comparsa il superalcolico prelevato dal mobile bar di casa oppure si faceva colletta e si andava al supermercato vicino a comperare qualcosa di forte, che veniva subito nascosto non appena si sentiva la mamma che veniva ‘a dare un’occhiata’ e a far sentire la sua rassicurante (?) presenza.
Chi non aveva la cantina (io, ad esempio) faceva qualche festicciola nel salotto: passava le prime ore del pomeriggio a spostare verso le pareti tutti i mobili possibili per creare uno spazio adatto al ballo. Le persiane venivano chiuse (“perché?” era la domanda più frequente della mamma, che non capiva –o non voleva capire? Questo me lo sto chiedendo ancora), si prendeva qualche lampada e si sostituiva la lampadina (le conservo ancora: una rossa, una verde ed una blu), si cercava il luogo adatto per il giradischi e si aspettava con ansia che arrivassero tutti –soprattutto lei, per la quale ti eri preparato un sacco di discorsi da farle durante il ballo… e poi la frase risolutiva, fatale: “mi piace un altro”.
Questo per dire che a quattordici anni e mezzo, nel maggio del glorioso 1968, la politica non era in cima ai miei pensieri.